domenica 27 dicembre 2020

Chiancamasitto - Gargano [full HD]


Chiancamasitto La Spiaggia Chiancamasitto di Monte Sant'Angelo è situata a nord di Manfredonia ed è raggiungibile tramite la Statale 89 proveniente da Mattinata, svoltando poi a sinistra verso il borgo di Macchia Libera. Si tratta di una deliziosa spiaggetta di rocce piatte, caratterizzata da un piccolo litorale che altro non è che una pittoresca scogliera praticabile,difficile trovare però larghe distese di sabbia. La spiaggia fa parte di quel tratto costiero tipico di Monte Sant'Angelo, ricco di minuscole insenature e calette che si incuneano tra alte scogliere a picco sul mare,alcune raggiungibili da terra, altre solo dal mare, in parte non praticabili e non balneabili. Chiancamasitto è la più accogliente di esse ed è dotata anche di parcheggio custodito nelle vicinanze e un chiosco in cui ristorarsi, Il mare che bagna la spiaggia è azzurro e straordinariamente limpido e cristallino, con fondali alti, ideale per fare il bagno, meno per i bambini. Luogo di storia, perché i saraceni vi sbarcarono nella prima metà del seicento per attaccare Manfredonia. Luogo della cultura pastorizia, perché una volta all'anno gli animali vi erano portati quale rito propiziatorio di salute e di benessere. Luogo dei ricordi, perché almeno una volta nella vita è stata la spiaggia di ogni Montanaro.




 

martedì 18 agosto 2020

Limone Femminello del Gargano


Arancia Bionda del Gargano


Il melangolo


Viaggio nell’Italia dei Presìdi: gli agrumi del Gargano



I biondi raggiungono la piena maturazione in queste settimane ma si conservano dolci e succosi sugli alberi fino a settembre, le durette sono perfette a Natale, i melangoli hanno un colore rosso intenso e buccia sottilissima, i femminelli sono i limoni più antichi d’Italia.

Sono queste le varietà tutelate dal Presidio Slow Food degli agrumi del Gargano, una rarità unica, tipica del patrimonio di biodiversità che la nostra penisola è in grado di generare, oggi fortemente a rischio di estinzione.

«Una volta, nell’Ottocento, arance, limoni e melangoli lasciavano la puglia per essere caricati nelle stive delle navi alla volta di Stati Uniti e Inghilterra» racconta Lazzaro Russo, referente dei produttori del Presidio. «Poi la crisi agricola della seconda metà del Novecento ha messo a rischio anche i nostri giardini».
Gli agrumeti del Gargano sono infatti un’eccezione lungo la costa adriatica e ancora oggi definiscono l’identità di alcuni comuni del suggestivo litorale dell’alto foggiano, contribuendo a disegnare un paesaggio agrario unico. Dal Friuli alla punta dello Stivale, infatti, non si producono agrumi se non in questo fazzoletto di terra del Parco Nazionale del Gargano.
L’oasi agrumaria di Rodi Garganico comprende i comuni di Vico del Gargano e Ischitella ed è ampia solo 800 ettari. I produttori iscritti al Consorzio dell’Igp sono meno di trenta mentre quelli che seguono il disciplinare del Presidio Slow Food sono solo otto.
«Oggi la maggior parte dei giardini è abbandonata, la comunità non ci crede più e i giovani preferiscono impegnarsi in settori, come il turismo, considerati più facili rispetto all’agricoltura, che richiede un grande impegno tutto l’anno» continua Russo. «Inoltre, c’è poco spirito di collaborazione tra i produttori ed è difficile sviluppare progetti insieme. Credo che la forza del Presidio sia stata proprio questa: dimostrare concretamente alla comunità e a chi ha un giardino che unendo le forze si possono ottenere risultati altrimenti inaspettati».
Grazie al sostegno di Slow Food, è nato infatti il Consorzio per la valorizzazione e la tutela degli agrumi del Gargano che ora sono venduti in tutta Italia, anche come marmellate, canditi e limoncelli.
«Per salvare tutti gli agrumeti del Gargano c’è ancora tanto lavoro da fare, per questo non smettiamo mai di raccontarne la bellezza e la bontà» conclude il referente dei produttori.
Tra le aziende che hanno creduto nel Presidio degli agrumi del Gargano, Lurisia e Bioclin. La prima utilizzando l’estratto delle arance del Gargano per la sua Aranciata e la seconda sostenendo il progetto dei Presìdi italiani e in particolare questa piccola chicca pugliese.
In particolare il sostegno di Bioclin si concretizza attraverso Bio-Essential Orange Hair & Shower Gel, al debutto a Cosmofarma a partire da oggi.

Agrumi del Gargano

Agrumi del Gargano

Sulla costa adriatica non ci sono agrumi, con un’unica eccezione: il Gargano. Non si tratta di un esperimento bizzarro, ma di un esempio importante di agricoltura storica, risultato di intelligenti scelte agronomiche in perfetta armonia con la vocazione, il clima e il terreno di questa felice nicchia ambientale. Gli agrumeti del Gargano rappresentano l’identità culturale di interi paesi. Rodi è ancora il paese dei limoni, Vico e Ischitella sono ancora i paesi delle arance. Gli agrumi qui maturano tutto l’anno: a Natale ci sono le Durette, ad aprile-maggio le arance Bionde (che si possono mangiare fresche fino a settembre).Il melangolo è un’arancia di pezzatura medio-piccola, ha un colore rosso intenso e lucente, buccia sottilissima, polpa croccante e succo modesto ma tendente al dolce (agrodolce). Il Biondo del Gargano matura tra aprile e maggio, conservandosi dolce e succoso sull’albero fino a settembre. La Duretta del Gargano matura a Natale, è praticamente priva di semi e ha una polpa dura e croccante: il Femminello del Gargano è la varietà di limone più antica d’Italia e si trova in tre tipologie. Con gli agrumi del Gargano i produttori del Presidio preparano ottime marmellate, canditi e limoncelli.

la raccolta del limone femminello avviene tutto l'anno mentre le arance bionde si possono raccogliere da settembre ad aprile, la arancia duretta invece si raccoglie da dicembre alla fine di aprile.

Un tempo erano esportati in tutto il mondo: arance, limoni e melangoli, avvolti nelle veline colorate delle società agrumarie, viaggiavano per i mari nelle stive delle navi dirette negli Stati Uniti e in Inghilterra. Nel 1870, su un terreno accidentato e difficile, si estendevano 804 ettari coltivati a frutteto che producevano circa 150 mila quintali l’anno di agrumi. Poi è iniziata la crisi e l’economia agricola della penisola garganica è crollata.I “giardini”, così sono chiamati i terreni coltivati a frutta sul Gargano, costituiscono ancora oggi un paesaggio agrario unico: sono realizzati quasi sempre nei pressi di case padronali e sono protetti dai venti e dalla salsedine con muriccioli a secco o barriere di canne, di leccio e alloro.Il Presidio ha promosso la nascita del Consorzio per la valorizzazione e la tutela degli agrumi del Gargano. Ora gli agrumi sono venduti in tutta Italia ed è iniziata la produzione di un’interessante gamma di trasformati.

fonte https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/agrumi-del-gargano/

FOGGIA LA PROVINCIA PIU’ BELLA D’ITALIA, LO DICE WORLD INSIDE PICTURES


Svetta la provincia di Foggia nel tour fotografico proposto da World Inside Pictures, tra i maggiori siti specializzati in fotografia, che propone ai suoi lettori viaggi virtuali per immagini. Qualche giorno fa è stato pubblicato un articolo intitolato “Quindici bei posti d’Italia da non perdere la prossima estate” in cui, come vedremo, la Capitanata e il Gargano recitano la parte del leone.
Tutto ciò che si può dire dell’Italia – vi si legge – è che questo paese è davvero sorprendente e pieno di bellezze. L’Italia è davvero ricca di luoghi suggestivi, in cui è possibile divertirsi e rilassarsi, ma vogliamo darvi solo qualche assaggio di ciò che si può vedere se si decide di viaggiare questa estate. Queste 15 foto forse non riescono a dare conto di tutta la bellezza di questo Paese, ma pensiamo che siano sufficienti a suggestionarvi quanto basta per farvi preparare le valige, e mettervi in viaggio per visitarlo.
E qui arriva la sorpresa (ma fino ad un certo punto, perché chi la conosce e l’ama sa che è proprio così…): la provincia più bella d’Italia è la Capitanata, la sola presente (assieme a Capri) con ben due locations nell’elenco di World Inside Pictures. E lo è grazie al Gargano, che figura nella galleria con Baia delle Zagare e le Isole Tremiti.
Questo l’elenco dettagliato dei quindici posti italiani da visitare, così come vengono presentati nell’articolo:
  • Grotta Azzurra – Capri (Napoli)
  • Isole Eolie (Messina)
  • Tropea, (Vibo Valentia)
  • Cala Mariolu, provincia dell’Ogliastra, Sardegna.
  • Verona, Veneto
  • Lago di Como in Lombardia (Como)
  • Campione del Garda, Lago di Garda (Brescia)
  • Capri (Napoli)
  • Sirmione (Brescia)
  • Baia delle Zagare, Gargano, Foggia, Puglia
  • Volpaia (Siena)
  • Hotel Splendido, Portofino (Genova)
  • Villa d’Este Tivoli, (Roma)
  • Isole Tremiti, Parco Naturale del Gargano (Foggia)
  • Cefalu (Palermo)
  • fonte https://www.civico93.it/foggia-la-provincia-piu-bella-ditalia-lo-dice-wordl-inside-pictures/

domenica 10 maggio 2020

PUGLIA: Per la seconda volta è nominata “la regione più bella del mondo”

torre guaceto puglia

PUGLIA: Un traguardo eccezionale ed un motivo d’orgoglio, letteralmente invidiata dagli stranieri per il suo immenso patrimonio

Passano gli anni ma la storia non cambia : la Puglia è stata nominata, per la seconda volta, la regione “più bella del mondo”. Un traguardo eccezionale ed un motivo d’orgoglio per la Puglia, letteralmente invidiata dagli stranieri per il suo immenso patrimonio (culinario, artistico, storico, naturale).
Aggiudicarsi il premio “Best value travel destination in the world” non è cosa da poco! La Puglia si è fatta strada tra migliaia e migliaia di “competitors” sicuramente di ottimo livello ed è riuscita, per la seconda volta, a vincere il rinomato premio. Non hanno avuto alcun dubbio i tre colossi stranieri National Geographic, Lonely Planet e New York Times nel ritenere la Puglia come la regione più bella del mondo.
torre guaceto puglia
Nel territorio pugliese si trovano i migliori esempi di architettura barocca, città affascinanti con storia millenaria, monumenti storici, siti archeologici greci e neolitici, le spiagge tra le più belle d’Italia, scogliere a picco sul mare, le grotte di Castellana, la splendida Polignano a Mare di Domenico Modugno, borghi stupendi e suggestivi come Ostuni e Locorotondo.
E come non citare i tre siti patrimonio dell’Unesco : Castel del Monte, i Trulli di Alberobello e il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo. Ce ne sarebbe anche un quarto ma non è ancora ufficiale : parliamo degli storici muretti a secco ammirabili soprattutto sulla Puglia centro-meridionale.
La Puglia è tra i primissimi posti al mondo anche per la sua arte culinaria : la vasta gamma di prodotti e le tradizioni pugliesi rappresentano un’esplosione di sapori invidiata non solo all’estero ma anche in altre regioni italiane.
Quello della Puglia è un vero e proprio trionfo che migliora sensibilmente anche l’immagine dell’Italia agli occhi dei turisti, che ora saranno ancor più invogliati a visitare/provare le nostre intramontabili meraviglie.

sabato 25 aprile 2020

Lo conoscete il detto "Fuggi da Foggia"?

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Lo conoscete il detto "Fuggi da Foggia"? Eccovi la poesia da cui nasce ...
Nondarò è un fantasioso pseudonimo di un un avvocato napoletano, tal Giuseppe Adabbo; questi era redattore e comproprietario di un giornale pubblicato verso la fine dell’Ottocento, «La Follia», un piccolo foglio satirico che veniva pubblicato a Napoli verso il 1887, ma era distribuito anche a Foggia; Nondarò assiduo frequentatore della città dauna, scriveva anche per il foggiano «L’Ape», un pungente foglio carico di ironia.
Nel numero che vide la luce il 19 giugno del 1887, in seconda pagina, il nostro Nondarò pubblicò una sua curiosa poesia: «Fuggi da Foggia», dedicandola al suo amico foggiano Francesco Parisi. Il testo è una piccola descrizione della città in chiave satirica, che, seppur definita bella, perché ricca di belle strade ed edifici e di belle ragazze, a causa del forte caldo suggerisce la fuga.
(La "leccatina" al neonato regno non sfugge ...)
Grazie a Giuann E Avast Macchione per la segnalazione
-Dà-
fonte http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_traduci_notizia.php?IDNotizia=557700&IDCategotia=11
 
tratto da  Briganti

lunedì 2 marzo 2020

Foggia - Piccola Grande Italia


Quando Pasolini soggiornò a Rodi Garganico

Risultato immagini per rodi garganico

Risultato immagini per rodi garganico

Estate del 1959, lo scrittore soggiorna a Rodi il suo approdo in un testo semisconosciuto.

“Rodi Garganico, luglio.
E’ appena passata mezzanotte, e sono solo.
Ma solo come può essere solo uno spettro. Tutti sono serrati nelle case, di questo paese per altro abbastanza elegante. I piccoli borghesi foggiani in villeggiatura, i rodigiani, che domani mattina si devono alzare alle tre, alle quattro, per andare nei campi col mulo. E’suonato un misterioso coprifuoco: nessuno lo trasgredisce. Io cammino per la piccola spiaggia deserta, ai piedi del paese. E nel silenzio che c’è fuori e dentro di me, sento come un lungo, afono crolla.
L’intera costa pugliese si sfa in questa quiete, dopo aver infuriato ai miei occhi, ai miei orecchi, per mattinate e meriggi di caos preumano, sottoumano.
Lo sperduto Salento, severo come una landa settentrionale, coi suoi paesi greci in sciopero secolare; poi l’esplosione di Brindisi, la più caotica, furente, rigurgitante delle città di mare italiane; e le stupende Otranto e Ostuni, le città del silenzio del Sud; e Bari, che segna il
modello marino per tutte le città, poi fino al Gargano, la cattedrale, di suprema bellezza, sul mare, e sotto i neri, biondi malandrini nudi tra gli scogli. Nella memoria, cattedrali e poveri ragazzi nudi, confuse città pericolanti e informi come accampamenti, folle sotto i palchi delle luminarie e i podii bianchi traforati delle bande, sono un solo, sordo frastuono. Che si infrange contro le muraglie del Gargano, il cui periplo, a picco sul mare, tra le severe, deserte montagne, allontana dall’Italia di migliaia di chilometri. Ho perso il battello delle Tremiti, non ci potrò andare. Ma qui sono in un’isola, non credo laggiù sia diverso. Cammino, eslege, nel buio del coprifuoco, e già rimpiangono l’interminabile giorno su cui è caduta questa imprevista sera”.

PIER PAOIO PASOUNI

• Brano tratto da «LA LUNGA STRADA DI SABBIA»: reportage dì Pier Paolo Pasolini, fotografie Philippe Sécier, testo e dattiloscritto a cura di Graziella Chiarcossi (edizioni Contrasto 2, pagg. 225, euro 39,00).
[a cura di Davide Grittani]

La Civiltà dei Dauni


I Dauni (con i Peucezi e i Messapi) furono una tribù degli Iapigi (in albanese "Japigët", in greco antico "Ἰάπυγες", in latino "Ĭāpyges"), antica popolazione indoeuropea proveniente dall'Illiria. I Dauni si stabilirono tra il secondo e il primo millennio a.C. sul Gargano e nel Tavolierie in Puglia...

giovedì 27 febbraio 2020

Le tre tribù japige (di stirpe illirica - attuale Albania-Montenegro) che giunsero in Puglia alla fine del II millennio a.C

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Le tre tribù japige (di stirpe illirica - attuale Albania-Montenegro) che giunsero in Puglia alla fine del II millennio a.C.: Dauni in Capitanata, Peucezi (o Peuceti) in Terra di Bari e Messapi nel Salento

fonte La civiltà dei Dauni

martedì 21 gennaio 2020

LA PAPOSCIA

L'immagine può contenere: cibo

LA PAPOSCIA
Chi si trova a passare per le terre del Gargano, tra le innumerevoli specialità del territorio, non potrà fare a meno di assaggiare la Paposcia, un piatto davvero eccezionale, frutto di antiche tradizioni contadine. Slow Food ha infatti deciso di istituire un presidio per salvaguardarla, come ha già fatto per arance, caciocavalli podolici e anguille di Lesina.
Ma cos’è la Paposcia veramente?
Non è pane, non è pizza e neanche focaccia o focaccina: è tutte queste cose insieme.
La paposcia ha una storia antica: le sue origini risalgono al XVI secolo ed è nata dalla necessità di utilizzare la pasta che rimaneva attaccata alla madia (la cosiddetta fazzatura) dopo aver tolto quella necessaria alla produzione del pane. Questa pasta residua, una volta raccolta, veniva impastata, allungata con le mani fino a 20-30 cm, infarinata e posta nel forno ben caldo per pochi minuti prima di procedere alla cottura del pane. La tenuta della Paposcia alla cottura indicava la buona riuscita del pane.
Il suo nome dipende dalla forma allungata e schiacciata che ricorda una pantofola o babbuccia che nel dialetto locale diventa “Paposcia”.
​Gli ingredienti per la preparazione sono semplici e invariati nei secoli: farina 00, acqua e sale, olio extravergine di oliva proveniente dagli ulivi peschiciani e la “crescenza”, il lievito naturale che la rende morbida con due ore di lievitazione.
La cottura è breve (solo quattro minuti); a fiamma viva o al mattone, con forno alimentato con legna di faggio.
Può essere gustata intera oppure farcita in vari e gustosissimi modi:
alla Peschiciana con olio extravergine di oliva, formaggio (in genere cacio ricotta di Peschici), oppure con alici limone femminiello;
alla contadina con olive in salamoia tritate, olio di oliva e schegge di caciocavallo;
alla maniera del giardiniere con spicchi di arancia bionda garganica, spolverata di sale e olio extravergine di oliva;
alla “Du Spriatore” con verdure di campo, cacio ricotta di Peschici e olio extravergine di oliva.
Prodotta nel rispetto della tradizione, la Paposcia conserva il profumo e la fragranza di una volta ed è ampiamente commercializzata nei panifici e pizzerie di Peschici e Foggia. È uno degli alimenti tipici di una terra ricca di gusto da scoprire nella speranza che si conservino intatte le caratteristiche di questo prodotto la cui paternità è contesa tra Rodi Vico, Peschici e Vico Garganico.
fonte Sara Lori